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Infezioni ospedaliere mietono più vittime degli incidenti stradali. Dati allarmanti

Siamo meno sicuri in ospedale che in strada? A quanto pare Sì. Ogni anno le infezioni ospedaliere causano più vittime di quanto ne procurino gli incidenti stradali, 7000 morti per infezione contro le 3.400 vittime della strada (dati 2015).

Sono dati allarmanti quelli che provengono da una delle analisi condotte da “Quotidiano Sanità”, sono 22.000 i casi di infezioni ospedaliere per cure mediche e chirurgiche, 4.000 casi in più rispetto al 2007.

Un fenomeno in crescendo e che non si riesce ad arrestare, che non conosce confini geografici; se si analizza l’indicatore delle incidenze delle infezioni, su 100.000 ricoveri, si rileva che la media nazionale per infezioni dovute a cure mediche è aumentata di 5,46 casi per 100mila dimessi, passando da un indice di 6,9 casi ogni 100.000 ricoveri a 12,36 mentre, la media nazionale dovuta a cure chirurgiche per 100.000 dimessi è cresciuta di 85,14 casi.

Lo studio prende in analisi tre diversi indicatori di rischio clinico, le sopra citate infezioni ospedaliere, i traumi da parto naturale e l’embolia polmonare post chirurgica; di questi indicatori l’unico in miglioramento è l’embolia polmonare, che ha un calo nazionale in dieci anni di -30,57 casi ogni 100.000 abitanti.

Infezioni dovute a cure mediche:

Le regioni in cui ne è stato rilevato un notevole aumento percentuale sono Piemonte e Valle d’Aosta, con rispettivamente + 26,67 casi ogni 100.000 abitanti e + 29,41. Un crescendo lo si evidenzia anche a Bolzano, in Emilia Romagna ed in Veneto. Calano invece in Sardegna, Umbria e Campania.

Lo stesso andamento geografico vale anche per le infezioni dovute a cure chirurgiche, che sono aumentano in Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Veneto, Basilicata, mentre calano in Molise ed Abruzzo.

Questa differenziazione geografica, che al di là del crescente aumento nazionale, con le dovute eccezioni, mette in rilievo un aumento delle infezioni al Nord rispetto al Sud, è da legare con sicurezza, al fatto che nelle regioni nordiche si ricoverà di più, ed a confermarlo ci sono i dati sulla mobilità sanitaria.

Stesso discorso per l’indicatore che riguarda i traumi da parto naturale, con un crescendo in regioni come il Molise, la Sardegna e Trento, mentre crollano i rischi nelle Marche, Umbria e Sicilia; questo più che a buone pratiche è legato al fatto che nelle regioni in cui il fattore di rischio è crollato è perché si predilige la pratica chirurgica al parto naturale.

In questo quadro disastroso, l’unico spiraglio lo si osserva se fa riferimento alle embolie gassose, con 30,57 casi in meno ogni 100.000 abitanti.

Fonte: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=49838