Art. 2043 della Costituzione: “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. Si può parlare di “colpa” se il medico è colpevole di imprudenza, negligenza, imperizia, inosservanza di leggi, regolamenti, protocolli, linee guida, discipline, consensus conference e letteratura scientifica verso il paziente. Esiste una limitazione della responsabilità professionale solo in casi di colpa grave e per comportamento imperito o imprudente e riguarda solo prestazioni particolarmente complesse e difficili (Art- 2236c.c.). Nei casi di negligenza come nelle prestazioni di cosiddetta routine invece si risponde sempre anche per colpa lieve. Il Giudice per valutare i casi di “colpa medica” può spesso risolvere per una valutazione articolata ai fini del risarcimento del danno. Il medico è “obbligato” ad utilizzare sempre le sue conoscenze, ad attuare le regole e le leggi tecniche che sono proprie della sua professione, definiti “mezzi”, se fa tutto il possibile nel rispetto delle regole, anche nel caso non raggiunga il risultato, non è riconosciuto colpevole; il medico non può cioè essere obbligato a guarire ma a fare tutto ciò che è possibile per far guarire il paziente. Ci sono casi in cui il medico invece è obbligato al risultato, come nel caso delle finalità estetiche; il paziente in questo caso ha il diritto di richiedere il risarcimento se il risultato ottenuto non è quello concordato con il professionista che deve dimostrare, a sua difesa, di aver operato secondo la “legge artis”.

GLI ERRORI PIÙ FREQUENTI

Ogni anno, in Italia, migliaia di persone perdono la vita o restano gravemente danneggiate a causa di esiti infausti o dannosi delle terapie mediche. Si tratta di vittime, spesso inconsapevoli, che per mancanza di conoscenza dei propri diritti o semplicemente intimorite dal potere che le strutture sanitarie, restano prive del loro giusto risarcimento. È stata riconosciuta la responsabilità del medico e/o della struttura sanitaria-ospedaliera in tutti quei casi in cui la terapia sia stata inadeguata o, magari, scelta per un fine diverso dalla guarigione, come sperimentare un farmaco o un nuovo metodo curativo o quando il medico abbia omesso le cure appropriate o commesso un errore terapeutico.

I reparti più a rischio:

• Ortopedia
• Oncologia
• Ginecologia e Ostetricia
• Chirurgia Generale
• Chirurgia Estetica
• Odontoiatria
• Oculista

Il maggior numero di segnalazioni su presunti errori riguarda:

• Mancato riconoscimento di fratture, sia degli arti sia di costole e spalle;
• Mancata diagnosi e rilevamento di tutte le lesioni in politraumatizzati;
• Lesioni alle terminazioni nervose o al nervo motorio durante le operazioni all’ernia del disco;
• Mancato recupero della gamba per un intervento maldestro sui legamenti;
• Lesioni al midollo spinale dovute alla non immobilizzazione della colonna vertebrale dopo una caduta;
• Infezioni ed emorragie post-operatorie;
• Errata esecuzione di terapie chirurgiche e riabilitative;
• Sottovalutazione, da parte dei sanitari, dei sintomi riferiti al paziente;
• Protesi inadeguata o difettosa;
• Errata e mancata terapia farmacologica (antibiotica, antitrombotica, antidolorifica, …)

Sanità

Con il passare degli anni e con i continui cambiamenti e miglioramenti delle condizioni di erogazione delle prestazioni sanitarie abbiamo assistito ad una continua revisione dei criteri di assegnazione della responsabilità e risarcibilità del danno subito.
Se inizialmente la responsabilità era riferita al singolo medico, utilizzando la definizione di “responsabilità del medico”, con il passare degli anni, complice anche la complessità dei meccanismi sanitari si è cominciato a parlare di “responsabilità medica” allargando la responsabilità all’equipe medica in quei casi complessi in cui le cure di un paziente erano affidate a più professionisti allo stesso tempo (vedi operazioni complesse); ai giorni nostri viene utilizzato sempre più spesso il termine di “responsabilità sanitaria” in quanto la responsabilità viene allargata alla struttura sanitaria nella quale avviene la prestazione medica. Il sistema sanitario è costituito infatti da diverse varianti e, dal momento in cui si presenta come un sistema complesso si deve tenere conto del fatto che gli incidenti non sono evitabili ma si possono e devono essere utilizzati tutti gli accorgimenti del caso per far si che diventino almeno controllabili.

L’onere della responsabilità grava quindi sulla figura che è meglio in grado di assolvere alla risoluzione del caso legando quindi la responsabilità non alla prestazione d’opera professionale ma alle regole generali di responsabilità contrattuale; la responsabilità dell’ente verso il proprio paziente deriva dall’inadempimento delle obbligazioni a suo carico o dall’inadempimento della prestazione eseguita dal personale sanitario di cui la struttura si avvale. L’assistenza sanitaria ruota attorno alla costituzione ed in particolare a due articoli, 32 e 38 nei quali si evince che: ”la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti“, “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana“.
Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono di norma volontari. Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall’autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, secondo l’articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura“.

Il paziente ha l’onere di provare la causa che ha conseguito il danno e successivamente ad allargarne l’adempimento nel caso di un aggravamento dello stato di salute ma non è chiamato a dimostrare la colpa ed il grado di colpevolezza. Successivamente il medico e l’ente sanitario di cui fa parte il professionista devono provare di aver agito in termini di legge e l’eccezionalità ed imprevedibilità del danno arrecato a seguito del trattamento eseguito. Toccherà poi al giudice determinare se c’è la colpa medica e quale grado di colpevolezza ha il medico o la struttura sanitaria coinvolti.

Decreto Balduzzi – Convertito dalla legge 8 nov. 2012 – n°189
L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’ articolo 2043 del Codice civile. Il giudice anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo“.